Le cose che davvero l’A.I.S. mi ha insegnato.

L’esame orale A.I.S.

Era il giorno in cui dovevo sbattere la testa, uno di quei giorni in cui tutti i tuoi limiti, le tue mancanze e le tue paure, le tue non-paure e le tue “no lo faccio dopo sono troppo stanco” o “massì lavoro sempre non ho il tempo per studiare” dovevano convergere insieme e farmi perdere, farmi perdere una delle tante partite di questo gioco chiamato Vita.

4 anni fa ho iniziato questo percorso, iscrivendomi all’A.I.S, timidamente e con il contagocce, livello dopo livello e con una pausa di un anno sono arrivato alla fine del terzo anno, del terzo livello di questa associazione. L’associazione italiana sommelier è un istituzione riconosciuta a livello internazionale e una delle più autorevoli in Italia, un primo passo obbligato per chiunque voglia iniziarsi a questo mondo, e anche per chi già lavorava nei panni del sommelier era determinante migliorare a livello teorico. Al primo livello ci hanno detto come la storia della viticultura nel mondo è nata e si è sviluppata, come funziona la pianta della vite e la vinificazione, quali doti deve avere un sommelier e in cosa deve essere bravo, si è parlato di birra e distillati, di presa di spuma e fillossera. Al secondo livello si è entrati più nello specifico, studiando la storia e i vitigni delle regioni italiane, ma anche nel mondo con una panoramica del Cile, dell’Australia e dell’America, della Francia e della Spagna, ci hanno fatto capire come la Geografia in questo mondo sia così importante. Al terzo livello ci hanno fatto anche mangiare, perché il vero protagonista era l’abbinamento del vino con un piatto, con una pietanza e con una categoria di cibo. Ci hanno insegnato quali metodi applicare quando dobbiamo fare un accostamento e come riequilibrare con il vino i forti sapori di un cibo E’ stato un lungo percorso, potevo lavorare giorno per giorno e ampliare davvero la mia conoscenza, ma la verità è che sono stato pigro. Faccio tante cose è vero, lavoro molte ore al giorno al ristorante e molti pomeriggio sono anche a lavoro, seguo o cerco di seguire questo (ultramegabellissimo) blog e riuscire a fare tutto incastrando anche lo studio per un esame A.I.S. non è stato semplice. Durante il periodo di studio mi sono accorto di come le cose da sapere e i temi che più premono all’ associazione sono insieme molto diversi e vasti come semplici, cioè sono domande le cui risposte durano poco, concetti che una volta imparati davvero rimangono. I relatori non si aspettano che sappiamo cose impossibili ma soprattutto che sappiamo ragionare per insiemi e zone. La differenza tra un grande sommelier e un piccolo sommelier? quest’anno ho capito che la differenza sta in quello che sa o non sa. Per fare questo lavoro non bisogna solo essere svegli, saper parlare inglese e sapersi organizzare, per essere i migliori bisogna impegnarsi e studiare, continuamente e quotidianamente. Non è mai stata una questione di intelligenza né di attitudine fisica, in questo lavoro ci vuole tanto impegno e saper trovare il modo di ripassare e memorizzare. A scuola non sono mai stato un genio, i professori mi dicevano tutti la stessa cosa – “Spadaro? Intelligente ma pigro.”- e avevano ragione. Oggi come in questo corso potevo essere davvero il più forte, eppure mi ha solo fatto capire le mie lacune e le mie mancanze, tutte le cose che ho sempre rimandato e la non totale curiosità di andarmi a cercare un’informazione specifica. Sono sempre stato una di quelle persone che fa le cose che vuole lui e quando vuole lui, che ha mille cose in testa e le vuole fare tutte, che ha forse troppe passioni. Come è andato il mio esame? è andato bene. Ma più che con la contentezza dell’avercela fatta credetemi che in me rimane molto di più la voglia di conoscere le cose che non ho saputo, di rispondere alle domande a cui non ho dato una buona risposta; il vero insegnamento di questo percorso è stato sapere tutto ciò che posso ancora imparare da questo bellissimo mondo, ci sono cose pazzesche là fuori, nei più sottovalutati meandri di un vigneto. La mia idoneità non la prendo come “ecco ora sono sommelier fan***o i libri e chissene frega delle DOCG, il vero diploma o non diploma è sempre stato con me, con le cose che sapevo o che non sapevo. Un grazie ai miei amici e a coloro che mi sono stati vicino e insieme combattuto fino alla fine. A tutti gli altri lascio la presunzione di aver imparato tutto, lascio il tanto ambito diploma e la tessera da Sommelier AIS, io vado nella fila di quelli che nella vita sanno che c’è sempre qualcosa da imparare, vado dalla parte di quelli che nella vita preferiscono darsi la possibilità di migliorare piuttosto che arrivare in cima.

Cosa mi ha insegnato davvero l’ A.I.S.?

che non è tanto importante quello che sai quando hai capito bene quello che ti manca da sapere e cosa fare per migliorare.

Per questo e molto altro c’è Wines and Secrets.

 

2 pensieri su “Le cose che davvero l’A.I.S. mi ha insegnato.

  1. Bravo Fra! Hai colto in pieno l’essenza con cui bisogna prendere il corso ais. Come un punto di partenza per imparare sempre più!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *